slogan identitari, new storytelling e campagne pubblicitarie

Sembra una magia. Grandi successi d’impresa legati a slogan memorabili.

Claim. Payoff. Nomi dei prodotti. Naming aziendali.

Sono tutte immagini e micronarrazioni che devono condensare almeno due cose.

L’esperienza che il consumatore può attendersi e il modo di essere dell’azienda o del prodotto.

A volte sono al centro di una campagna pubblicitaria. Altre sono il cuore pulsante dell’impresa.

Attenzione però! La pubblicità è ormai considerata qualcosa da cui difendersi.

Perciò bisogna ripensarla. Bisogna rifare la storia. Bisogna rifare le storie.

Slogan e storie che catturano la tua identità.

Non è uno slogan! Contattaci

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Ogni slogan è una password testuale. Serve per entrare nel mondo dell’azienda, prima di qualsiasi illustrazione. Ai nostri giorni deve possedere la capacità di colpire ma anche un legame con l’autenticità e la reale identità dell’azienda. Questo principio è la guida dei nostri concept per gli slogan identitari.

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La pubblicità è morta? Sono in tanti a domandarselo. L’affollamento degli spazi, fisici e virtuali, è una questione seria. Noi pensiamo che a volte sia meglio rigenerarne la forma, come nel guerrilla marketing o il native advertising. E in altre si tratti solo di uscire dagli stereotipi stilistici, e poi scegliere bene dove collocarla, per far emergere quella voce in mezzo al rumore.

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Lo storytelling è stato una novità? E’ venuto il momento di domandarselo. Secondo noi, finora, non tanto. Leggete sotto per sapere perché. Eppure la narrazione aziendale è davvero un genere a se stante, potenzialmente in grado di generare emozione e viralità.

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Gli slogan li cerchiamo fino a che non vi piacciono, e li pagate solo se vi piacciono (cioè, funziona così entro certi limiti…). Per ogni azienda abbiamo pronto un genere narrativo differente. E per la pubblicità saremo la vostra casa di campagna.

La comunicazione pubblicitaria coltiva la relazione con il pubblico per lo più accendendone l'immaginazione attraverso contenuti radicati in un mondo parallelo, nel quale fra la marca e il consumatore si pratica un gioco fondato sulla promessa di un'esperienza emozionale. Grazie alla sollecitazione di valori simbolici questa manifestazione espressiva risulta normalmente più efficace di una mera dichiarazione informativa sulle caratteristiche del bene o del servizio, che al massimo costituisce un secondo gradino, cronologicamente successivo al primo.

Una simile forma monologante, in una società che, quotidianamente e per effetto della tecnologia, affina la sua tendenza dialogica, sembra entrata in uno stadio critico. Il consumatore diviene più esigente nel chiedere conto all'azienda di valori, condotte, coerenza, disponibilità. Il valore d'uso e quello simbolico non costituiscono più i poli di un'alternativa ma vengono costantemente chiamati a confermarsi reciprocamente e risulta meno efficace, quando non rischioso, separare nettamente i due piani di comunicazione.

Sull'azienda il consumatore rovescia una serie crescente di istanze e aspettative crescenti, e a volte contraddittorie, ricercando sicurezze, compensazioni, intrattenimento, divertimento, impegno, ascolto, informazione. La monoliticità di un brand, che a lungo ha rappresentato un punto di forza, patisce la difficoltà a fronteggiare questo flusso disordinato. Per questo è in notevole calo la fedeltà del consumatore a una marca. La pubblicità non può essere pensata isolatamente ma deve essere un tassello di questo nuovo, delicato equilibrio, che mette al centro l’identità dell’impresa. Questo è il nostro approccio.

Il marketing ha progressivamente insistito sull'importanza dello storytelling. Questo essenziale precetto, applicato massicciamente alle aziende, non di rado si è tuttavia esaurito in uno stucchevole narcisismo autoreferenziale. Negli ultimi anni la centralità della narrazione, applicata ai siti web, si è scontrata con fattori di contrasto non indifferenti: il parallelo narcisismo dell'utente, moderatamente interessato ad ascoltare le storie altrui e aspirante piuttosto a coprodurre contenuti; l'opportunità di tenere presenti le regole del SEO, per conquistare le prime pagine sui motori di ricerca, non propriamente coincidenti con la raffinatezza della prosa. Ma gli algoritmi che orientano il SEO, per fronteggiare i tentativi di buggerarli con vari espedientucoli, sono stati meglio "umanizzati" e penetrano ora con maggiore perspicacia la rilevanza e la qualità contenutistica di uno scritto. La produzione testuale torna a essere prima di tutto una prerogativa intellettuale. Al tempo stesso, un numero sempre più cospicuo di persone utilizza il web, in sostituzione dei media tradizionali, come fonte di informazione e intrattenimento. La vertigine diaristica si è spostata sui social e un sito che produce testi di qualità, a condizione di mantenere la grammatica e il dosaggio adeguati alla lettura sul display, si stacca positivamente dalla concorrenza.

La narrazione aziendale costituisce un genere autonomo in cui sfuma la tradizionale distinzione tra raccontare e mostrare. La narrazione deve adattarsi alle esigenze e ai tempi del medium utilizzato e maneggiare con perizia la produzione di testi o di immagini, eliminando ogni ridondanza.

Con l'avvicinarsi della frontiere online/offline è tutta la produzione testuale che reclama l'assegnazione a un specialista dell'area culturale. L'elaborazione di testi, per qualsiasi situazione, richiede la padronanza della retorica e della stilistica, delle tecniche narrative, della competenza giornalistica, della cognizione delle diverse aree umanistiche e scientifiche e delle relazioni fra loro, della piena comprensione dei fenomeni sociali. Anche l'uso dell'immagine, ferma o in movimento, raggiunge i vertici quando alle spalle vi è una conoscenza profonda della cultura artistica che presiede a queste forme espressive.

E' una miopia identificare la cultura con la pesantezza, la pedanteria, lo snobismo di un'elite. La cultura, che qualcuno ha definito ciò che resta dopo che si è dimenticato tutto, è in effetti la capacità di conciliare il sapere e l'intelletto con la leggerezza e l'espressione. Ed è la capacità di rendere semplici le cose difficili.

ANIMA IN CORPORATION PER UNO SLOGAN DEL QUALE NON SI POSSA MAI DIRE "E' SOLO UNO SLOGAN!"

ANIMA IN CORPORATION PER UN NEW STORYTELLING AZIENDALE.

ANIMA IN CORPORATION. PER NON TROVARSI SCOMUNICATI.

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